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Oggi mentre accompagnavo Federico alla Kita sono passato, come sempre, di fronte al negozio Nespresso che si trova all’angolo tra Friedrichstr. e Französiche Str., e mi è caduto l’occhio sulla vetrina. Ho visto che avevano cambiato all’estimento, ed in quello nuovo, sempre sulla linea “il nostro caffé è il vero caffé italiano” , ci sono le foto che riporto in questo post. Mi pareva un posto familiare ed infatti si tratta di Piazza Grande.  Dopo un momento di legittimo orgoglio  mi sono venute in mente un paio di considerazioni di carattere più prosaico.

Premetto che non sono un esperto di questo settore, ma mi chiedo se chiunque possa utilizzare liberamente le immagini di una città per pubblicizzare il prodotto che più gli aggrada oppure ci sono delle restrizioni? Magari va chiesto il permesso al Sindaco, o magari vanno pagate delle royalties… Badate bene, per quanto mi resti antipatica la Nespresso (che oltre ad essere Nestlé produce anche una tonnellata di rifiuti con le sue capsule, ma questa è un’altra storia) ritengo che per la nostra città sia una bella occasione. Il problema è che da nessuna parte si riporta che le foto sono di Piazza Grande ad Arezzo e quindi, di fatto, non c’è nessun beneficio. Poiché dubito che Nestlé si sia preoccupata di chiedere il permesso a chicchessia, laddove ce ne fossero gli strumenti legali, credo che sarebbe una buona idea non tanto farsi pagare delle royalties (che di questi tempi sono meglio che niente), ma soprattutto fare sì che sull’immagine appaia la dicitura “Piazza Grande, Arezzo”.  Tra l’altro di solito questi negozi sono tutti uguali, quindi immagino che le stesse foto siano in tutti i negozi tedeschi, magari anche in altri paesi, quindi l’”impact factor” è elevato!!

 

Ora giro il post al Sindaco, magari lui  riesce a “convincere” Nestlé…..

 

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Qualche giorno fa mi sono iscritto su simfy, un servizio che permette di ascoltare legalmente e gratis (per max 20 ore al mese) musica in streaming. Ce ne sono svariati altri. La caratteristica che hanno in comune è che possono essere usati solo da alcuni paesi a causa dei diriti che ogni sito acquista dalle case discografiche. A me sembrava che questa cosa cozzasse con il concetto di mercato unico UE, e quindi ho scritto una mail al servizio relativo della Commissione Europea. In una settimana è arrivata la risposta: i diritti d’autore funzionano (ancora) su base regionale, quindi è perfettamente legittimo la “nazionalizzazione” della vendita dei diritti. Vi allego la mia mail e la risposta. E^interessante notare come, tra le righe, si faccia riferimento al fatto che uno dei problemi è che i diritti sono gestiti da roganismi nazionali (SIAE, GEMA,…) e come tali difficili da “europeizzare”.

Dear Sir,
  as you probably know most of the on-line media providers (napster, simfy, spotify, etc..) restrict the access only to user residing in some EU countries, claiming that they have no right to distribute musci in other EU countries. The same applies to different on line film providers. Especially for the film, this has the result that people like myself, Italian living in Germany, cannot see films produced in their country (most of them are not distribute din other EU countries) and in any case not in their language.

It is legal to restrict the fruition right of an on-line media only to few countries of EU? It is not a violation of the single-market concept?

Thanks for your help.

Best Regards,
   Ilario Nocentini

la risposta:

Dear Mr Nocentini:

 

I thank you for your query of 15 February 2012 in which you raised some issues concerning the restriction to access online music and films from one EU Member State to another.

 

The content you will be willing to access online will be surely protected by copyright. The legislation protecting copyright works is territorial in nature, and the effects of such legislation are limited to the territory of the legislating Member State on the case of the EU. So while holders of copyright and related rights have global copyright by virtue of the existence of their work, rights holders exercise their rights on the basis of a bundle of independent, national rights. Copyright is, accordingly, in principle limited to the territory of the state granting it. Although the EU legislator has provided for a certain level of harmonisation (see for instance Directive 2001/29/EC of the European Parliament and of the Council of 22 May 2001 on the harmonisation of certain aspects of copyright and related rights in the information society), it has not detracted from the principle of territoriality of copyright.

This means that service providers such as Napster, Spotify, or iTunes need to be authorised (obtain a licence) by the rights holders to provide access to copyright content in all countries in which they want to provide such access.  Music licensing is particularly complex because, as far as the rights of authors are concerned, licensing is largely based in collecting societies which have traditionally licence rights on a national basis. Moreover, because so many rights (of different authors and publishers) may be involved in any given track, providers of music services need licences from all local collecting societies, the bodies responsible for the management of copyright and the collecting of royalties.

In some cases, the rights holder may be unwilling, or unable, to grant rights beyond a specific territory. Service providers may equally elect, for commercial reasons, not to seek authorisations in all Member States. For example, service providers balance the costs of providing a given service with the projected income, taking into account a series of factors such as: costs of providing access in terms of IT infrastructure and network; expected take-up taking into account local factors such as availability of high-speed broadband, pricing of content, competing services; language versioning; marketing and promotion; or security of payment services.

The European Commission is aware of the frustration of citizens who are denied cross-border access to certain content due to geographical obstacles and is working to improve the circulation of content in the single market.

 

Kind regards

 

 

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Con colpevole ritardo (da parte mia), riporto la risposta all’interrogazione dell’On.le Mattesini sul tema. la risposta è stata data a maggio.camera-fini-governo.jpg_370468210

5-02835 Mattesini: Accesso dei cittadini italiani all’estero alla programmazione RAI offerta via internet in Italia.

TESTO DELLA RISPOSTA
Gli interroganti chiedono di verificare la possibilità di garantire il diritto di accesso alla programmazione in streaming dei canali RAI all’estero.
Al riguardo si segnala quanto segue.
Sul portale Rai.it sono disponibili i canali generalisti Rai, che possono essere fruiti in modalità streaming live.
Al fine di non violare i diritti di proprietà intellettuale sui contenuti acquisiti dalla Rai da terzi, il simulcast (trasmissione simultanea su più canali) viene erogato con modalità che prevedono la geoprotezione.
In altri termini, non è possibile, per gli utenti fuori dall’Italia, accedere ai contenuti in simulcast.
Proprio per ovviare a tale inconveniente, la Rai rende disponibili le edizioni dei Tg e dei programmi di approfondimento giornalistico in modalità «on demand», senza geoprotezione e, pertanto, fruibili anche all’estero.
È bene precisare che, in concomitanza di eventi/manifestazioni di carattere sportivo internazionali e al fine di evitare violazioni di diritti di terzi, si rende necessario procedere alla geoprotezione anche dei contenuti on demand, in particolare dei Tg che contengono immagini degli eventi o delle manifestazioni di cui la Rai non detiene i diritti per la diffusione all’estero.
Si fa presente comunque che nel nuovo contratto di servizio 2010-2012, attualmente allo studio della Commissione Parlamentare di Vigilanza, è previsto, in linea generale, un impegno da parte di Rai a mantenere vivo il legame dei cittadini italiani residenti all’estero, mediante un’adeguata programmazione che consenta di portare la cultura italiana, anche di carattere regionale, ad un più vasto pubblico internazionale.
Sul tema della diffusione dell’offerta all’estero, il Contratto di Servizio citato richiede alla Rai di «adottare le più opportune politiche di criptaggio al fine di garantire informa gratuita l’accesso all’intera programmazione diffusa dalle reti generaliste e trasmessa in simulcast via satellite…».
La versione finale del testo contrattuale potrebbe, quindi, recepire – in coerenza con i contenuti del parere della Commissione – uno specifico impegno della Rai a mettere in campo tutte le tecnologie utili per garantire una più puntuale fruizione dei programmi delle reti generaliste da parte dei cittadini italiani residenti all’estero.
Si evidenzia, in conclusione, che nell’ambito dei lavori che verranno condotti dall’apposita Commissione Paritetica, di cui all’articolo 27 del nuovo contratto di servizio, saranno definite le più efficaci modalità operative di applicazione e di sviluppo delle attività e degli obblighi previsti nel contratto stesso ed in tale ambito non si mancherà di porre la massima attenzione alla tutela degli italiani residenti all’estero, al fine di consentire loro le medesime condizioni di fruizione delle modalità di accesso al mezzo televisivo, pur garantendo, come già detto, i diritti di proprietà intellettuale in essere.

Questo il testo della risposta. Ora provo a farne una piccola analisi, quotando in italico i vari passaggi della risposta:

Al riguardo si segnala quanto segue.
Sul portale Rai.it sono disponibili i canali generalisti Rai, che possono essere fruiti in modalità streaming live.
Al fine di non violare i diritti di proprietà intellettuale sui contenuti acquisiti dalla Rai da terzi, il simulcast (trasmissione simultanea su più canali) viene erogato con modalità che prevedono la geoprotezione.
In altri termini, non è possibile, per gli utenti fuori dall’Italia, accedere ai contenuti in simulcast.

E questo era proprio la base di partenza dell’interrogazione: volevamo sapere le ragioni di questa limitazione, ma non ce le hanno dette.

Proprio per ovviare a tale inconveniente, la Rai rende disponibili le edizioni dei Tg e dei programmi di approfondimento giornalistico in modalità «on demand», senza geoprotezione e, pertanto, fruibili anche all’estero.

anche questo lo avevamo detto nell’interrogazione. Tralasciano di dire come mai vengono dati solo in differita. In parole povere, se la Rai ha i diritti per la differita, puo’ trqnuillamente mandarlo in diretta, no?

È bene precisare che, in concomitanza di eventi/manifestazioni di carattere sportivo internazionali e al fine di evitare violazioni di diritti di terzi, si rende necessario procedere alla geoprotezione anche dei contenuti on demand, in particolare dei Tg che contengono immagini degli eventi o delle manifestazioni di cui la Rai non detiene i diritti per la diffusione all’estero.

Questo è anche accettabile, anche se nei TG di solito ci sono solo gli spezzoni che rientrano nel diritto di cronaca, ma ad ogni modo lo avevamo già sottolineato nell’interrogazione.

Il resto della risposta rimanda ad un ipotetico futuro fatto di commissioni varie che dovrebbero risolvere il problema. Parafrasando Gaber: la Rai in streaming oggi no, domani forse, ma dopodomani… di sicuro!!

In conclusione secondo me la risposta è stata abbastanza sfuggente nella domanda cruciale, ovvero: perché gli italiani all’estero devono accontetarsi solo di un sottogruppo di programmi e, per lo piu’, in differita, quando basterebbe togliere la geoprotezione allo streaming, con la sola esclusione degli eventi sportivi internazionali ed affini??

A settembre riproporremo una interrogazione focalizzata su questo specifico quesito.



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… che voi umani non osate nemmeno immaginare.

Ho visto…
… camioncini della nettezza urbana passare di sera disinfettando copiosamente le strade;
… operatori ecologici lavare i pannelli trasparenti delle pensiline dell’autobus (con tanto di tergicristallo!)
… autisti dell’autobus imbottigliati nel traffico, sotto una pioggia fitta, alle 8 di mattina, che sono allegri e aprono le porte per salutare colleghi alla guida di altri mezzi (a Roma, come minimo, avrei ascoltato una sinfonia di bestemmie da far venire giù tutto il Paradiso);
… le poste centrali deserte alle 5 del pomeriggio, senza nemmeno un cm. di fila!

Secondo me è stata tutta una messa in scena architettata ad arte per far sì che parlassi bene di Bilbao su questo blog.

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parlamento_bwOggi, l’On. Donella Mattesini, che per chi non lo sapesse è una deputata di Arezzo, sollecitata dal nostro blog, ha presentato, insieme all’ On.Laura Garavini (deputata eletta in Germania) e all’On. Giorgio Merlo (membro della Commissione di vigilanza RAI), la seguente interrogazione:

INTEROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
AL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – per sapere:
Con il termine streaming si identifica un flusso di dati aufdio/video trasmessi da una osrgente ad una o più destinazioni tramite una rete telematica;
La RAI, ormai da tempo, si è dotata di un proprio portale, dove è possibile accedere in maniera gratuita per guardare online gli stessi programmi che si vedono in TV, in diretta, nella modalità detta appunto “streaming”;

Secondo le testimonainze di alcuni italiani è impossibile riuscire a vedere i canali RAI in streaming all’estero, poichè questa modalità è disponibile solo dall’Italia. Inoltre mentre per programmi per i quali la RAI non detiene i diritti all’estero (partite di calcio, formula 1, file ecc.) si può comprendere la non visibilità, la stessa scelta diventa ingiustificata per i programmi di informazione od attualità, non solo perchè non hanno il problema dei diritti all’estero, ma anche perchè gli stessi vengono poi messi in differita sullo stesso sito della RAI ed essere quindi visti anche dall’estero, ma non in diretta;

se non ritenga importante per i nostri connazionali che vivono all’estero poter mantenere un contatto con la cultura e l’attualità del loro Paese di origine attraverso la fruizione di contenuti tramite internet e di conseguenza se non reputi scorretto il blocco dello streaming della RAI verso l’estero, pur trattandosi di erogazione di servizio pubblico.

Intanto ringraziamo l’On. Mattesini ed i suoi colleghi per il veloce interessamento, e naturalmente aspettiamo la risposta……

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raiNon se se vi è mai capitato di provare a guardare la RAI utilizzando Internet dall’estero. Vabbé, direte voi, perché essere tanto masochisti…
Ma mettiamo che uno masochista lo sia davvero, e magari, ancora peggio, si voglia guardare un TG: ebbene, il Videocronaca Aretina di Teletruria si vede senza problema, mentre se provate a collegarvi col sito della RAI e provate a guardare le dirette vi apparirà un simpatico messaggio che vi infroma che, ahimé (questo l’ho aggiunto io), lo streaming è disponibile solo dall’Italia.

Quando sono in Italia io la RAI, quel poco che la guardo, me la guardo su di un televisore, non certo allo schermo di un computer, non so voi. Mentre invece lo streaming mi sarebbe molto utile quando sono a Berlino, o in qualsiasi altro paese del mondo, se funzionasse, naturalmente.

Proviamo a chiederci come mai la RAI ha fatto questa scelta. Naturalmente ci sono dei programmi per i quali non detiene i diritti per l’estero, tipo partite di calcio, Formula 1, alcuni film o cartoni, etc… e quelli naturalmente ha un senso che non siano visibili all’estero, e non discuto. Ma su altri programmi, soprattutto quelli di informazione che produce in proprio, dai TG a Ballarò ed affini, non c’è naturalmente il problema dei diritti per l’estero, e quindi potrebbero tranquillamente essere trasmessi in streaming in diretta anche all’estero, tanto piu’ che gli stessi vengono poi messi in differita sullo stesso sito della RAI, e possono essere visti anche dall’estero (ma naturalmente non in diretta).

Da un punto di vista tecnico il problema neppure si pone, quindi mi viene da pensare che sia un problema di soldi, ovvero chi vive all’estero non paga (ovviamente) il canone RAI, e quindi non ha diritto a vederla.

Questa tesi è rafforzata anche dalla creazione di Tiù Sat. Apro una breve parentesi su Tivù Sat: è un bouquet di canali satellitari trasmessi su Eutelsat criptati e che contengono i canali RAI, Mediaset e La7. Per decriptarli, oltre all’antenna parabolica, è necessario un ricevitore apposito ed una smart card, che viene data gratuitamente, su richiesta, a chi paga il canone RAI. Ufficialmente è solo per l’utilizzo in Italia, ma naturalmente nessuno mi vieta di portare il ricevitore e la smart card in Germania (mettiamo facendola chiedere ad un residente in Italia che quindi paga il canone) e, se ho una parabola, guardarmi tutta la TV italiana senza problemi (incluse partite e Formula 1).

Siamo quindi di fatto di fronte al solito discorso all’italiana: da una parte si blocca lo streaming della RAI, che è (ancora) un servizio pubblico, per chi vive all’estero, senza spiegare come mai. Se la ragione è il mancato pagamento del canone da parte degli italiani nel mondo che almeno lo si dica chiaramente, e chi lo decide si assuma le proprie responsabilità. Dall’altra parte si crea Tivù Sat, che ufficialmente è solo per l’Italia ma, suvvia, senza dirlo,  se uno ha i genitori in Italia che pagano il canone chiede la card a loro nome ed il gioco è fatto.

Chiedo troppo ad avere la possibilità di mantenermi in contatto con la cultura e l’attualità del mio Paese anche se vivo all’estero, usando un sistema semplice e senza furbate (tipo Tivù Sat i siti cinesi che ritrasmettono la RAI)? C’è Internet, c’è già la RAI in streaming, facciamone fruire senza tante pippe mentali anche chi è all’estero, no? Il costo per la RAI è zero, e la cosa sarebbe molto apprezzata.

Chiedo troppo? Forse sì…..

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LA rivoluzione del non esserci.

Ecco spuntare di nuovo su questo blog l’Associazione Anonima Altrovista, sottoforma d’intervista al suo fondatore, Federico Bonelli.

Potete leggerla qui, a pagina 13.

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Scorrendo la mia dashboard di Tumblr, stamattina mi sono imbattuta in questo video:

A me è piaciuto molto, mi è piaciuta la passione con la quale questo ragazzo ha espresso quello che pensa e prova, anche perché alcune di quelle emozioni sono anche mie e le ho riconosciute in lui.

A prescindere dal fatto che condividiate o no le sue parole, il suo “sfogo”, come lui stesso lo definisce, mi piacerebbe sapere se anche voi avete passato momenti del genere, se li state vivendo, che rapporto avete con l’Italia, se è tranquillo o se invece vi crea problemi, lacerazioni, dubbi…

“Resistere” in Italia o “fuggire” col proprio cervello all’estero? (Dato che siamo aretini all’estero, la domanda potrebbe risultare banale, ma io credo invece che le risposte potrebbero non essere così scontate.)

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Aretini nel Mondo sulla Cronaca di Arezzo

Qui l’articolo originale.

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